Wondernet Magazine by Bagheera Boutique Roma | Mag-Giu 2017 | Interview: Giorgio Sant'Angelo

Scorre la genialità assoluta, e non solo il sangue blu, nelle vene del conte Giorgio di Sant’Angelo (1933-1989), che non fu solo un bellissimo designer, ma anche e soprattutto uno dei primi stylist al mondo, scoperto e idolatrato dalla celebre fashion editor Diana Vreeland, una delle firme più prestigiose di Vogue America.

A quasi 30 anni dalla morte, Wondernet lo celebra con una fanta-intervista ricca di curiosità, tra ispirazioni gipsy e suggestioni evergreen…

Wondernet Magazine by Bagheera Boutique Roma | Mag-Giu 2017 | Interview: Giorgio Sant'Angelo

Claudia: è stato uno dei primo stylist al mondo. Com’è iniziata la sua storia?

 

G.S.: con Firenze, dove sono nato e dove ho studiato Architettura; dopo ho completato gli studi alla Sorbona, con una laurea in storia dell’arte che mi ha fruttato la collaborazione con Pablo Picasso, con cui ho lavorato per sei mesi. Scorro la mappa mentale dei miei percorsi: dopo l’Italia e la Francia sono volato a Los Angeles. Avevo ottenuto uno stage da Walt Disney per un cartoon creato da me che gli piacque molto. Non andò bene, specie per problemi linguistici. Ma infine mi ha portato a New York. È qui che ho iniziato. L’America è stata la grande musa. La prima, almeno.

 

 

Claudia: una caratteristica fondamentale che emerge fin qui è la poliedricità: una creatività che si esprime attraverso molteplici attività, tutte intimamente legate anche se diverse. Lei è un genio!

 

G.S.: la mia è una concezione dell’arte e della bellezza ampia e totale.  Ho lavorato i tessuti e mi sono cimentato nell’interior design. Mi sono persino affacciato nel mondo della fashion-jewellery: bigiotteria in plastica, orecchini soprattutto, che sono stati notati e apprezzati da Diana Vreeland, leggendaria penna di Vogue. Mi ha voluto immediatamente come stylist.

Wondernet Magazine by Bagheera Boutique Roma | Mag-Giu 2017 | Interview: Giorgio Sant'Angelo

Claudia: andiamo con ordine. Siamo alla fine degli anni Sessanta e con la Vreeland, e con Vogue, nascevano i grandi servizi fotografici con  la divina Veruschka Von Lehndorff, una delle top models più belle di tutti i tempi! Come stylist – che non è un stilista – le venne richiesto di scegliere i vestiti e gli accessori adatti al photo shoot in atto…

 

G.S.: il mitico shoot con Veruschka, The Magnificent Mirage, ambientato in Arizona. Uscì su Vogue nel luglio del 1968… dominavano i colori caldi del deserto dell’Arizona, delle pietre preziose che brillano al sole. La bellezza della luce, che ci deve invadere dentro, non solo d’estate, ma anche d’inverno.

 

 

Claudia: ma è stato anche un designer.

 

G.S.: ho creato la mia prima linea di prête-à-porter nel 1966 e fu una collezione “policulturale”. Mi hanno ispirato le tradizioni dei nativi americani, ognuno con propri peculiari elementi, legati alla “materialità” della vita: la lavorazione all’uncinetto, le stampe patchword, la lana mohair, ma anche le piume e le frange; vengono da lì, e sono veri e propri evergreen.

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Claudia: tutti materiali, comunque, dal forte impatto scenografico. In fondo al centro c’è sempre l’esperienza dello stylist.

 

G.S.: Ovviamente. I nativi hanno avuto dalla loro parte la bellezza della natura selvaggia e incontaminata: non c’è nulla di più scenografico.

 

 

Claudia: tra i tanti trionfi personali, oltre quello dell’immortalità?

 

G.S.: ho vinto il Coty Award, nel 1968 e nel 1970. Era il primo riconoscimento ufficiale. Un monito per tutti: la creatività libera, sommata a volontà di ferro e tanto lavoro, ripagano sempre. È solo una questione di tempo.

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