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Non sono semplici fashion bags. Piuttosto, sono pezzi unici, o se si preferisce storytellers raffinate, capaci di portarti ovunque voglia l’immaginazione.

Alludono a un giorno di festa – con cotillon e vassoi ricolmi di prelibatezze – raccontano una vecchia favola tante volte ascoltata da bambine («specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?») o possono descrivere un singolo attimo che appare perfetto nella sua assoluta semplicità.

Sono nate dalla fantasia di Benedetta Bruzziches, la giovane fondatrice del marchio che porta il suo nome, oggi un’artista pluripremiata del mondo del bags design.

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Claudia: Benedetta, in questa affascinante trama di narrazioni che si nascondono dietro le tue creazioni, la tua “storia” inizia con Roma. Infatti hai studiato allo IED…si è generato allora l’amore per le borse o si è sviluppato in seguito?

Benedetta: Roma è il luogo in cui ho cominciato a pormi le prime domande su cosa significasse per me lavorare nella moda.

Nella città eterna ho maturato l’idea che la moda è espressione personale della nostra umanità, una specie di codice estetico che possiamo usare per influenzare la nostra quotidianità, ma anche per raccontare e raccontarci, di noi e delle nostre profondità.

In quel periodo ho fatto una serie di performance sul lungotevere in cui andavo alle fermate dei semafori a lavare i vetri vestita da sera.

Volevo che fosse chiaro quanto siamo condizionati da quello che indossiamo e come cambia il nostro modo di relazionarci al prossimo a seconda di come si veste.

Nella Bibbia quando Adamo ed Eva passano dalla loro condizione di Angeli a quella di uomini per sentono per la prima volta la necessità di vestirsi. Essere uomini significa, quindi, abitare un abito.

Le borse sono arrivate dopo!

Claudia: dopo gli studi all’Istituto Europeo di Design, invece, ti sei trasferita a Milano.

È li che incontri Romeo Gigli e inizia ufficialmente la tua carriera…

Benedetta:  che Grazia aver avuto l’opportunità di lavorare accanto a quel genio di Romeo!

Devo ringraziare Lara, direttrice dello Ied e adesso cara amica che mi ha voluta con sè.

Che meraviglia vagare tra i suoi archivi, tra i suoi colori e tra i suoi armadi: credo che Romeo abbia fatto alcuni degli abiti più belli del mondo ed io in quel periodo mi sono sentita una delle sue donne.

Il suo è un approccio colto, sensuale. Si lavorava con la musica nel suo grande appartamento pieno di opere d’arte, vento e quel profumo di “milanesità” ruggente di cui lui è stato il più grande poeta maledetto.

In quella casa, in quegli armadi è racchiusa tutta la nostalgia di quella moda che mi piace tanto, perché mi fa sognare, mi porta la fantasia nella realtà e diventa lo spunto per una crescita personale.

Claudia: da dove è nata la scelta dei grandi viaggi in capo al mondo, in Asia e sud America?

Che tipo di esperienza, e che tipo di lascito professionale e personale hai avuto dalle esperienze vissute in India, Cina e Brasile?

Benedetta: Viaggio è il mio secondo marito [ride, ndr]. India, Cina e Brasile sono luoghi fisici, ma se sei moglie di Viaggio scopri come per fortuna o per amore lui si fa trovare anche nelle piccole cose di ogni giorno, e allora ogni esperienza è un partire per tornare a casa con qualche pezzetto in più.

Viaggio dice sempre di non aver paura, anche quando perdo l’aereo o mi ritrovo dall’altra parte del mondo senza soldi e documenti perché quelli sono i momenti di Viaggio che mi porteranno più lontano.

Con Viaggio litighiamo anche perché certe volte quando parto non voglio più tornare, ma lui non ama stare fermo troppo a lungo, mi vuole.

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Claudia: e una volta tornata in Italia hai deciso di metterti in proprio e fondare un’azienda tutta tua, un’azienda che è in piedi con successo dal 2009 e che ha creato un reticolo di rapporti artigianali che hanno il loro fulcro nel tuo paese d’origine, Caprarola – in provincia di Viterbo. In un certo senso, ne hai quasi ravvivato l’economia…

Benedetta: Veramente non l’ho proprio deciso! È successo senza che neanche me ne accorgessi. Se ripenso a come ho cominciato mi immagino vestita da regina su una grande scacchiera, a giocare una partita in cui le pedine dell’avversario sono nelle mani di Gasparov!

Per rimanere nella  metafora potremmo dire che Caprarola è una riquadro di questa scacchiera e tutti gli altri protagonisti che combattono con me sono i miei artigiani, ognuno nel suo riquadro a lavorare per difendere la propria artigianalità messa a rischio dalla squadra avversaria composta da Globalizzazione, consumismo cieco, marketing selvaggio di chi se lo può permettere, giganti mangiatutto e altri strani personaggi che sarebbe bello approfondire per poterne stare in guardia!

Claudia: lavori sul doppio binario della creatività e del pragmatismo; sei sia l’artista sia l’imprenditrice di te stessa…

Benedetta: io sono solo la capitana di un manipolo di sognatori. Artista non sta a me dirlo.

Imprenditrice invece detto di me è da considerarsi senza dubbio un’ eresia, mio fratello potrebbe anche bruciarmi per questo! [ride, ndr]

Claudia: la tua giornata “tipo”:

Benedetta: sono lunatica, ma non lo dite in giro. Vorrei tanto essere una persona così affidabilmente regolare da avere un ritmo cadenzato e melodioso, ma le mie giornate passano dal jazz alla mazurca al rock progressive senza posa alcuna .

Però ho diari pieni di buoni propositi rispetto alle giornate tipo, le so immaginare molto bene!

Claudia: i tuoi lavori. Non sembrano borse, ma piuttosto contenitori dell’immateriale e dell’invisibile.

Un’immagine, un ricordo, un suono. La tua filosofia del design dal 2009 ad oggi è sempre stata questa?

Benedetta: le collezioni sono vive. Vivono la vita mia, ed è per questo che cambiano e se non cambiassero…. che paura non ci voglio neanche pensare.

Le borse le uso per metabolizzare quello che mi succede, per farmi delle domande, per togliermi dei groppi dallo stomaco e per sedurre senza alcuna pietà.

Claudia: la creazione che ha inaugurato il marchio Benedetta Bruzziches?

Benedetta: la Marea. Una borsa mossa dalla luna. Le prime le ho fatte io sul tavolino del capanno degli attrezzi di Margherita, una signora di Caprarola che incredibilmente aveva una macchina da cucire per la pelle.

La Marea è una borsa senza tempo. Ve la mostro, mi direte.

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Claudia: sono tutte uniche e personali. Facilmente individuabili, sia per il potere evocativo della forma (un vassoio, uno specchio magico, un cesto da picnic in versione mignon…) sia per un nome che le contraddistingue.

C’è Carmen – una protagonista di punta della collezione Deep in  my heart – e poi Carmencita, Magic Starry Mirror, Cabaret e molte altre. È il desiderio dell’unicità e della differenziazione in un mercato che appare sempre più omologato?

Come ti è venuto in mente di creare, ad esempio, una borsa a forma di elegante vassoio di paste dolci…?

Benedetta: non mi sono mai sforzata per trovare delle idee. Capita che certe borse mi passino davanti agli occhi ed io non faccio altro che materializzarle.

Se fossi una vera imprenditrice probabilmente dovrei apprendere da qualche parte che una standardizzazione dei modelli facilita di molto il lavoro di comunicazione e produzione, ma quando mi arrivano le borse di solito arrivano con un’urgenza tale di esprimere il messaggio di cui si fanno manifesto che la mia intraprendenza da quattro soldi lascia il palcoscenico a quello spirito missionario che vuole che tutto questo lavoro abbia un valore socialmente necessario!

Il Cabaret è una dichiarazione di dolcezza, la donna che lo sceglie, o lo riceve dal proprio uomo, sta dicendo che quella parte di femminilità dolce è qualcosa di molto prezioso da custodire gelosamente.

Il momento in cui la domenica dopo pranzo si scarta il cabaret di pasticcini è un momento di grande gioia nel mio immaginario. Gioia che può scaturire in noi e intorno a noi se siamo disposte a vivere quello che siamo.

Claudia: la tua preferita?

Benedetta: Ariel. L’ultima nata. È una bolla d’ossigeno, proprio di quelle che risalgono dagli abissi del mare per arrivare all’ etere.

Ho immaginato che è quella la borsa la Regina del mare. Ariel è un’esca che pesca nella donna che la vede la Regina che la abita, un piccolo stratagemma per far uscire allo scoperto la Regina che siamo.

Claudia: sei una ferma sostenitrice del Made in Italy, che esporti con successo all’estero, soprattutto nei paesi del sud est-asiatico, dove le tue creazioni spopolano.

Hai mai pensato di slittare la creatività dagli accessori all’abbigliamento, creando una collection  capsule completa e tutta tua?

Benedetta:  Quanto lo vorrei!

Claudia: fashion icons e designers preferiti?

Benedetta: Livia Firth che sta mostrando e sostenendo l’altra faccia della moda.

Aimee Song perché la conosco bene e so quanto la sua sia una narrazione autenticamente gioiosa; Monica Vitti perché a guardarla recitare ti ricordi come la fragilità può essere meravigliosa; Michelle Obama per tutte quelle volte che l’ho vista abbracciare il marito.

Io sono una donna di Dolce e Gabbana e voglio citare solo loro così magari si decidono a prendermi come musa!

Claudia: la borsa della donna del futuro. Previsioni?

Vedo due borse per la donna del futuro. Una sarà quella di tendenza, quella che te la compri perché rappresenta uno status.

L’altra sarà il luogo in cui torneremo a custodire la nostra intimità. Quella che sceglieremo sarà traboccante del valore di come, dove e perché è stata fatta.

p.s. Avete mai ballato la Mazurca? È la mia tangente del momento, per non chiamarla fissazione come gentilmente suggeriva mio fratello [ride, ndr].

La trovate clandestina che balla di notte nelle piazze italiane. Oltre che un ballo è l’approfondimento di un abbraccio.

Io e Viaggio ci saremo, ti aspettiamo lì.

Claudia: non vedo l’ora!

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