Classe 1990, colombiano d’origine – è nato a Bogotá – ma romano d’adozione. Lui è Nicolas Martin Garcia, attualmente menswear designer da Roberto Cavalli e fashion editor per magazines come Male Model Scene, Design Scene Magazine e On Scene.
Ha al suo attivo una serie di collaborazioni prestigiose – non ultima quella con Dolce&Gabbana – e una capsule collection che riflette la sua idea di moda, irriverente, ironica e profondamente unconventional. Noi gli abbiamo chiesto di raccontarsi a Wondernet.

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Carlotta: Sei nato in Colombia, sei cresciuto a Roma ma hai origini americane e spagnole. C’è un luogo a cui senti di appartenere di più o sei un mix perfetto di tutte queste culture?
Nicolas: Dipende dai momenti, ma se dovessi riassumere ciò che sono, quando me lo chiedono rispondo sempre di essere di sangue latino, di cultura italiana e di passione francese. Dico francese perché chi mi conosce sa che ho un debole viscerale per la Francia. Dal mio lato americano, invece,  ho ereditato il pragmatismo: l’America ha conquistato il mondo intero con il suo fare determinato e io con il lavoro provo a fare lo stesso.

 

Carlotta: Quando hai capito che la moda sarebbe stata la tua strada?
Nicolas: A differenza di molti miei colleghi l’ho forse capito tardi, perché a diciannove anni non sapevo cosa e chi volessi essere davvero: era un periodo oscuro per me. Mi sono preso un anno sabatico, ed è stato illuminante, perché ho deciso di provare con la moda. Mia madre mi ha trasmesso il senso del “buon gusto” e la passione nel vestire bene. Ora questo mondo, giorno dopo giorno, è diventato il mio obiettivo e, ora, è il mio lavoro.

 

Carlotta: L’anno scorso hai vinto il primo premio a “Talents 2015”, la sfilata tenutasi durante AltaRoma e organizzata dall’Accademia di Costume e Moda, dove, tra l’altro, ti sei formato. Come descrivi quest’esperienza?
Nicolas: Mi viene da sorridere perché è passato poco più di un anno, ma a me sembra un’eternità. Vincere il talent mi ha lanciato: da li sono venute interviste, richieste di lavoro e poi altri concorsi. Essere scelto tra dieci designers da gente che fa questo lavoro da moltissimi anni mi ha fatto capire che, forse, avevo colto nel segno. Certo, nel fashion system non c’è mai nulla di certo: un giorno vinci un altro no. Lolito, la mia prima collezione, è qualcosa che porterò sempre con me, anzi è parte di me, e ormai mi viene attribuita automaticamente.

Carlotta: Che tipo di uomo immagini mentre dai vita alle tue creazioni?
Nicolas: Quando lavoro mi chiedo sempre se ciò che creo è qualcosa che avrei io stesso voglia di comprare. Penso comunque ad un uomo ironico, mai uguale a se stesso, che ama essere anche un po’ sopra le righe, insomma a cui piace apparire non convenzionale. È anche e soprattutto un viaggiatore, amante non solo di terre lontane, ma anche di mondi impossibili.

 

Carlotta: Non sei solo un designer: lavori anche come editor per magazines come Design Scene Magazine, Male Model Scene e On Scene. Credi che un giovane creativo oggi debba saper fare entrambe le cose?

Nicolas: Il creativo è una figura poliedrica, ma solo se è realmente un creativo. Non bisogna mai improvvisarsi qualcosa, io per dire non potrei improvvisarmi ballerino. Ognuno deve fare il suo e farlo bene. Ma nel campo della moda una volta che riesci ad acquisire una consapevolezza e un’acuta capacità di osservare il mondo delle cose e delle persone, sai poi ricrearlo, mescolarlo (styling) e raccontarlo (editing).

 

Carlotta: Parlaci della tua esperienza da Dolce&Gabbana.

Nicolas: Dunque, da dove comincio? Posso solo dire che sono stato estremamente fortunato ad aver iniziato a lavorare lì: è un mondo in cui la mole di lavoro e i capi prodotti sono veramente tanti; ho potuto lavorare con due geni, due grandi professionisti che hanno costruito un impero, quindi chi meglio di loro può insegnare il mestiere? Ho imparato tanto: la cura dei dettagli, il rigore, e soprattutto l’amore per questo lavoro, perché alla fine abbiamo scelto questo e nient’altro. Però è dura. Mi sono davvero fatto le ossa.

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Carlotta: Al momento sei menswear designer per il brand Roberto Cavalli. Cosa stai traendo da questa esperienza?

Nicolas: Si sta ricostruendo un’immagine…il team è formato da due designer e l’head designer, e mandare avanti un’intera collezione è dura. Ma, come ogni esperienza, se ne trae sempre qualcosa. Io mi occupo di più aspetti della collezione e ho imparato che mentre si prepara un ricamo bisogna seguire contemporaneamente le stampe e molti altri dettagli relativi al prodotto. Siamo una squadra piccola, ma dinamica. Sto imparando sostanzialmente a gestire il lavoro e ad avere delle responsabilità.

 

Carlotta: Tre aggettivi che descrivano la tua idea di moda.

Nicolas: Past, present e future.

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